Storia

schiaviCapoeiraLa storia della Capoeira è molto complessa e difficile da tracciare in maniera precisa, soprattutto per la carenza di documenti scritti a riguardo; di certo sappiamo che trae le sue origini dalla mescolanza di rituali di lotta e danza di alcune tribù di schiavi africani deportati in Brasile dai portoghesi.

I primi documenti che parlano di Capoeira risalgono al 1624: si tratta di diari dei capi di spedizione incaricati di catturare e riportare indietro gli schiavi neri che tentavano di scappare. Questi documenti fanno riferimento ad uno strano modo di combattere, “usando calci e testate come fossero veri animali indomabili”.

Il mito diffuso è che la Capoeira fosse un modo per gli schiavi di allenarsi a combattere dissimulando, agli occhi dei carcerieri, la lotta con la danza. In realtà la pratica della Capoeira a partire dal 1814 venne vietata agli schiavi, assieme ad altre forme di espressione culturale, principalmente per impedirne l’aggregazione.

La Capoeira nasce e si sviluppa essenzialmente in 4 fasi storiche:

  • La Capoeira nasce durante il periodo coloniale portoghese e la schiavitù, nelle piantagioni. Lo schiavo, usando l’istinto di sopravvivenza, cerca di usare il suo corpo per liberarsi dalla sofferenza e cercare la fuga. La Capoeira rappresenta quindi un’arma per liberarsi dalla schiavitù.
  •  Fase dei quilombos: la Capoeira diventa un’arma necessaria ai “quilombolas” per la difesa organizzata dei loro insediamenti, attraverso agguati e imboscate nella foresta.
  •  Proibizione ufficiale: dopo l’abolizione della schiavitù nel 1888 la Capoeira si sviluppa nelle città, dove gli ex-schiavi vivono nella marginalità e nell’illegalità. La Capoeira rappresenta l’arma con cui i neri e la popolazione emarginata ottengono, soprattutto nell’illegalità, il sostentamento.
  •  Dopo il 1930 la Capoeira cessa di essere illegale (per diventare anzi uno dei simboli dell’orgoglio nazionale brasiliano) ed inizia la cosiddetta epoca delle Accademie. La Capoeira diventa uno sport ed una professione.

300px-CapoeiraEarleLa colonizzazione portoghese

Il 22 aprile del 1500 l’esploratore portoghese Pedro Álvares Cabral sbarca in Brasile portando con è la cosiddetta “civilizzazione” portoghese. Per risolvere il problema di manodopera schiava i colonizzatori cominciano a catturare i neri africani, più robusti fisicamente degli indios autoctoni, decimati dalle malattie portate dai colonizzatori.

Gli schiavi vengono deportati non solo dall’Angola, ma anche dal Congo, dalla Guinea e successivamente dal Mozambico. Gli schiavi presenti nelle piantagioni brasiliane sono delle origini più svariate; in ognuna di queste popolazioni sono presenti danze e competizioni atletiche in forma di lotta che prevedono l’impiego delle mani, oppure l’uso dei piedi o anche della testa.

In periodo coloniale l’attività è concentrata in un sottile nastro di qualche decina di chilometri, che corre parallelo alla costa da Porto Seguro (Bahia ) fino a nord di Recife (Pernambuco); i cunei che si spingono verso l’interno non sono di destinazione agricola, ma necessari spostamenti per procurarsi legname, indispensabile quale materia prima per l’edilizia e per gli attrezzi di lavoro ed anche come fonte di energia per i fuochi della raffinazione dello zucchero.

È qui che prende vita la Capoeira, in questo sottile nastro costituito da engenhos (fazende, zuccherifici) che si susseguono l’un l’altro senza soluzione di continuità. All’interno degli engenhos si trovano le senzalas. Le senzalas sono le abitazioni degli schiavi in una fazenda o engenho contrapposta socialmente alla casa grande abitata dal proprietario. Quello delle senzalas è l’unico ambiente lasciato agli schiavi dove poter preservare la propria dimensione culturale. I riti e le credenze sopravvivono come la più innocente forma di divertimento: la danza e i canti. Al suono di degli atabaques , permane vivo il culto degli orixas, le danze riportano movimenti e gesti codificati nella cultura d’origine, memorie di un mondo perduto, da cui furono strappati; da questa violenza, compiuta dall’uomo sull’uomo, è nato il gioco della Capoeira.

Tutto il periodo della Colonia è punteggiato da esplosioni di ribellioni: non appena si costituisce un indebolimento del controllo sociale esercitato dal dominio padronale in corrispondenza a difficoltà economiche o nel sistema politico controllato dalle metropoli, la popolazione schiava mette in atto la sua specifica modalità di lotta, cioè la fuga dal latifondo verso l’interno denso di foreste difficile da penetrare; nascono così i quilombos.

quilombosI Quilombos

Dal 1624 al 1654 anche il Brasile è teatro dello scontro tra Portoghesi e Olandesi per il controllo delle colonie: in Europa inizia la guerra dei trent’anni, e mentre in Brasile si assiste all’invasione Olandese, gli schiavi approfittano degli scontri per darsi alla fuga in massa. Alcuni si organizzano in comunità indipendenti, nei villaggi detti “quilombos”. Questo periodo è sicuramente un catalizzatore dello sviluppo della Capoeira.

Il Brasile nella pratica si trasforma in un mosaico di quilombos, alcuni maggiori, altri minori, ma tutti importanti per la comprensione della storia sociale di questo paese . L’esempio più duraturo ed avanzato dal punto di vista economico e politico è il policentrico quilombo di Palmares (Alagoas), federazione di 20.000 africani che si è mantenuta in vita per l’intero XVII secolo.

Con la fine della guerra con gli Olandesi, il governo portoghese decide di recuperare gli schiavi fuggiti, sia perchè rappresentano la base di un’economia fondata sugli schiavi, sia perché da liberi rappresentano una minaccia allo stato vigente. Vengono organizzate numerose spedizioni condotte dai capitães-de-mato (capitani della foresta) per cacciare gli schiavi fuggiti e riportarli al lavoro. Gli schiavi fuggiti non possiedono armi per difendersi, ma mossi dall’istinto naturale di preservazione scoprono nel loro corpo l’essenza delle loro armi. Studiando i movimenti degli animali, creano una lotta di autodifesa per affrontare il nemico.

Figura mitica e simbolo della lotta di liberazione, nato a Palmares, era Francisco, noto con il nome di Zumbi. Nel 1695, al termine della cosiddetta guerra di selva, Zumbi, ferito a tradimento e solo, per sfuggire alla pattuglia di bandeirantes che lo bracca, si getta da un’alta rupe dei monti di Alagoas: Zumbi incarna gli orrori dello schiavismo brasiliano, un cadavere senza sepoltura, un morto-vivente, il simbolo delle atrocità del potere prepotente, ed esempio per coloro che resistono all’oppressione e lottano per la libertà e la giustizia.

Alla morte di Zumbi i quilombos vengono quasi tutti distrutti, migliaia di neri sterminati o riportati nelle senzalas. La Capoeira viene praticata nelle ore notturne, o nei rari momenti di riposo, mescolandola con musica e danza.

La fine della schiavitù e la proibizione

brazil libeIl 1888 è l’anno che segna la liberazione dalla schiavitù, ma gli schiavi liberati non hanno modo di integrarsi facilmente nel tessuto socio-economico: sorge il problema di come impiegare tutta la mano d’opera liberata dai campi di prigionia. Non avendo le condizioni per lavorare e sopravvivere, gli schiavi liberati vagano per le strade di Rio de Janeiro, del Pernambuco, di Bahia; molti di essi iniziano una vita di furti e clandestinità, spesso vendendosi come mercenari.

In realtà schiavi “cittadini” ed ex-schiavi avevano già gettato nel terrore Rio de Janeiro nella prima metà del XIX secolo, creando vere e proprie gangs (chiamate “maltas”) e rendendosi tristemente noti per l’abilità con il rasoio ed il coltello, al punto che nel 1821, la Comissão Militar de Rio de Janeiro scriveva al ministero della guerra riconoscendo la necessità urgente che i neri capoeristi fossero puniti pubblicamente e perentoriamente

In questo periodo i capoeristi, che per evitare di essere riconosciuti e mettere in difficoltà amici e famiglie introducono l’uso di soprannomi, assumono un’immagine piuttosto romantica: alcuni, come Manduca da Praia, processato 27 volte e mai condannato, diventano famosi per la loro eleganza e spietatezza.

Il personaggio ed il simbolo più noto di quest’epoca è il leggendario Besouro Mangangá: invincibile capoerista, terrore della polizia, deve il suo nome (besouro vuol dire cervo volante) alla capacità che gli si attribuiva di trasformarsi in insetto per sfuggire alle forze dell’ordine. Le sue specialità sono l’agilità, la destrezza, la velocità di pensiero, la calma e la sorpresa. Si diceva anche che avesse il “corpo chiuso” (corpo fechado) grazie ad alcuni rituali, che fosse cioè invulnerabile a tutto se non ad un pugnale fatto con un osso di morto, arma con la quale fu puntualmente ucciso.

La Capoeira viene presto associata alla delinquenza di strada, tanto da venire proibita a livello nazionale già dal 1892. La pratica della Capoeira rimane clandestina (da questo deriva l’uso, che permane ancora, di un apelido (soprannome) per ogni capoerista), spesso violenta e praticata solo nelle strade.

foto anticaLa liberalizzazione della Capoeira

La politica nazionalistica di Getulio Vargas, in cerca di uno sport da promuovere come sport nazionale, dà l’opportunità a Mestre Bimba di riscattare la Capoeira con lo stile di “Lotta Regionale di Bahia”, da lui ideato. Nel 1932 gli viene permesso di aprire la prima academia (palestra) nella quale impone anche delle regole di disciplina per ripulire la cattiva immagine che l’opinione pubblica aveva della Capoeira.

Nel 1974 la Capoeira viene definitivamente riconosciuta come sport nazionale brasiliano.

 Gli stili della Capoeira 

Tra gli anni 30 e gli anni 40 la Capoeira subisce importanti cambiamenti:  viene, infatti, riconosciuta e accettata dallo Stato di Bahia. Nascono così le prime academias (accademie) di Capoeira con la nascita della Capoeira Regional e della Capoeira Angola che distinguono la capoeira in due principali stili: l’Angola  più classica e antica mentre la Regional è la più moderna e recente.

La Capoeira Regional

Manoel dos Reis Machado detto Bimba nasce il 23 novembre del 1899 nel quartiere di Engenho Velho, parrocchia di Brotas, città di Salvador, Bahia. Mestre Bimba è un grande pioniere nella diffusione della Capoeira: crea una metodologia di insegnamento (fino ad allora inesistente) e dà alla Capoeira la possibilità di competere con qualunque altro tipo di lotta. Mestre Bimba chiama questa evoluzione della Capoeira Angola con il nome di “Capoeira Regionale Baiana”.

La Capoeira Regional viene presentata negli anni ’30 come attività culturale (la sua Académia si chiama “Centro Cultural de Luta Regional Baiana”), ed assume un ruolo centrale nel processo di integrazione nella società Brasiliana degli schiavi da poco affrancati: tecnicamente, adotta alcune tecniche derivate da altre arti marziali per restituire alla Capoeira la sua valenza di lotta, persa nel tempo in favore di valori puramente folcloristici, ed introduce un metodo di insegnamento sistematico nella sua scuola; enfatizza la verticalità e l’oggettività del jogo, in genere praticato ad un ritmo più veloce, integrando anche l’aspetto musicale con l’introduzione di nuovi toques appositamente creati. La Capoeira Regional, creata nella regione bahiana è basata soprattutto sull’uso di calci, è molto simile alle arti marziali orientali, viene anche chiamata arte marziale brasiliana.

In questa Capoeira si deve essere precisi e aggressivi; la musica del berimbau è veloce e continua in modo che il corpo sia sempre in movimento rapido, sia in attacco che in difesa, mantenendo nel gioco una posizione medio-alta.

 La Capoeira Angola

La Capoeira Angola è considerata come la forma originaria di Capoeira, proveniente dalla natura e dalla forza degli animali, arrivata in Brasile come lotta di liberazione degli schiavi africani. Lo stile angolano viene anche definito “tradizionale” perché è forte nei suoi praticanti la consapevolezza di essere l’anello di congiunzione tra la cultura africana e il Brasile attuale.

La Capoeira angola, perfezionata da Mestre Pastinha, è più strettamente legata alla Capoeira praticata all’epoca “pre-Bimba” e agli aspetti originali e rituali della Capoeira, ha movimenti più lenti e più vicini al suolo, il jogo dura più a lungo ed enfatizza il dialogo fra i due corpi, l’estetica e la ritualità dei movimenti, le strategie e le tattiche, la malandragem (cioè l’astuzia, la malizia nel gioco); viene codificata come disciplina sportiva nel “Centro Esportivo de Capoeira Angola” di Pastinha.

La Capoeira Angola è un gioco con tocco lento dove il capoerista mantiene il corpo in posizione medio-bassa. Pur comportandosi e muovendosi come se stesse scherzando o giocando può lanciare calci con una velocità inaspettata. Questo tipo di Capoeira è considerata la più pericolosa perché richiede molta concentrazione in quanto mescola il gioco alla precisione di attacco e difesa; nasce e prende ispirazione dall’osservazione dei movimenti di tutti gli animali.

La grande arma della Capoeira Angola si rivela essere soprattutto la difesa: il suo punto di forza è l’attesa, la sorpresa, la malizia, l’agilità, la flessibilità e il riflesso. I colpi si caratterizzano soprattutto in colpi che fanno perdere l’equilibrio all’avversario e in spazzate, lavorando con mani e piedi a terra.

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